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Dolore, gonfiore, difficoltà a muoversi, rigidità. Soffrire di artrosi alle ginocchia non è una cosa rara. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il 50% della popolazione che ha superato i 50 anni, ne è colpito. Questo perché si tratta di un processo di degenerazione della cartilagine delle articolazioni, che può estendersi fino a danneggiare le ossa.

STABILITÀ E MOBILITÀ

“Il ginocchio è un’articolazione complessa – spiega Francesco Benazzo, specialista in ortopedia e traumatologia della Fondazione Poliambulanza di Brescia, e professore di ortopedia e traumatologia dell’Università di Pavia – in cui interagiscono diverse strutture anatomiche per dare stabilità alla articolazione e insieme grande mobilità, cioè i movimenti di flessione, estensione, rotazione interna ed esterna. Alle superfici ossee vanno aggiunti i menischi, i legamenti crociati anteriore e posteriore, la rotula e l’apparato estensore, e soprattutto la cartilagine, che permette alle superfici di scivolare senza attrito, come avviene strisciando due cubetti di ghiaccio. Complessa, ma robustissima e duratura. Basta pensare al numero di passi che facciamo ogni giorno e a quante volte ci sediamo e ci alziamo, all’attività sportiva, al numero di impatti che ci sono facendo jogging. Solo camminando, ogni volta, appoggiamo a un ginocchio 4 volte il nostro peso corporeo. Con l’invecchiamento la cartilagine perde il contenuto d’acqua, può fissurarsi e questo è l’inizio dell’artrosi”.

I FATTORI DI RISCHIO

“Per quanto riguarda questa degenerazione articolare, la componente genetica, intesa come alterazioni di geni del DNA – spiega l’esperto – non è ancora dimostrata. Può, invece, avere un ruolo la componente genetica intesa come morfotipo, come per esempio le ginocchia eccessivamente incurvate in varo o in valgo, oppure l’obesità su base genetica. Tra gli altri fattori che favoriscono l’artrosi ci sono: l’invecchiamento, che porta ad avere meno elasticità della cartilagine, le fratture delle superfici articolari che lasciano una superficie irregolare, come delle piastrelle sconnesse sul pavimento, la mancanza di un menisco, tolto chirurgicamente perché rotto e quindi doloroso”. Non tutte le lesioni del menisco, che è una sorta di ammortizzatore del ginocchio, si possono infatti riparare. “Si riesce meglio a farlo nel caso di lesioni che si trovano vicino alla capsula articolare, – specifica Benazzo –  quella più esterna del ginocchio, ovvero quella più irrorata, se la lesione invece si trova nella parte interna del menisco è più difficile che guarisca perché meno irrorata. Analogo discorso vale per le lesioni che possono capitare alle strutture legamentose, come il crociato anteriore, le più frequenti”.

QUANDO FARE LA PROTESI?

Lo scopo degli interventi che riparano le lesioni traumatiche è prima di tutto quello di preservare il funzionamento dell’articolazione, evitando interventi più invasivi, come le protesi al ginocchio che sono vere e proprie sostituzioni che possono riguardare solo metà o tutto il ginocchio quando il quadro degenerativo è così importante da riguardare anche le ossa. Secondo uno studio apparso sul Journal of Bone and Joint Surgery (jbjs.org) capire quando è il momento giusto per una protesi non è molto semplice. La scelta di intervenire è il risultato di diversi fattori: l’età, il dolore provato dal paziente, la funzionalità dell’articolazione e l’esito degli esami radiologici. Aspettare troppo potrebbe essere pericoloso, perché rimanere in attesa con scarsa capacità di movimento potrebbe far comparire altre patologie, da quelle cardiovascolari alla depressione. Quindi bisogna rivolgersi a un esperto che sappia valutare il momento giusto, considerando che questi interventi non dovrebbero essere eseguiti senza una corretta e precisa indicazione; non esiste una età prima della quale non si deve eseguire l’intervento: se c’è l’indicazione, secondo i criteri sopra riportati, a qualsiasi età si può eseguire una sostituzione protesica perché l’invalidità non può essere sopportata a lungo; vero è che anche le protesi non durano per sempre, e la loro durata è in relazione all’uso che se ne fa, (in media circa vent’anni),  perché come un ginocchio naturale anche quello artificiale si usura. La sostituzione della protesi è però al giorno d’oggi sempre possibile, per cui aspettare una età avanzata per l’intervento non è consigliabile.

 

 

GINNASTICA, INFILTRAZIONI, CELLULE STAMINALI

“Il panorama terapeutico è vastissimo – dice Benazzo – ed è composto da cure valide e cure meno valide. Sono valide le infiltrazioni con cortisonico, in caso di infiammazione, e con acido ialuronico, in caso di degenerazione articolare. Rimane da chiarire il ruolo e l’efficacia delle infiltrazioni con cellule staminali (prelevate dal grasso o dalle ossa dello stesso paziente) e con fattori di crescita (con plasma ricco di piastrine), che sembrano effettivamente apportare beneficio in termini di riparazione/rigenerazione tissutale, e quindi miglioramento dei sintomi. Ma quello che rimane incerto, in questo caso, è definire il momento giusto per farle e fino a che grado di degenerazione articolare. Fuori dubbio, invece, è l’utilità del mantenimento della forza, del tono muscolare e della mobilità su tutti i gradi dell’escursioni muscolare articolare, attraverso fisioterapia e attività fisica corretta, costante e proporzionale all’invecchiamento fisiologico”. Gli studiosi dell’American Academy of Orthopaedic Surgeon hanno messo a punto una guida con esercizi per rinforzare le ginocchia, chiamata Knee Conditioning Program (aaos.org) perché la stabilità del ginocchio non dipende solo dal tono e dalla forza dei muscoli che circondano l’articolazione ma anche dai grandi muscoli della coscia. Quindi esercizi per rinforzare, anche in una prospettiva di prevenzione, i quadricipiti e i muscoli dietro alla coscia. Sono d’aiuto, a patto che non provochino dolore, anche i movimenti lenti del Tai-chi e dello yoga.

BOXINO: Esercizi per rinforzare le ginocchia (Fonte: Knee Conditioning Program a cura dell’American Academy of Orthopaedic Surgeon, orthoinfo.aaos.org/en/recovery/knee-conditioning-program)

1) Sdraiati sulla schiena, a pancia in su. Arrotolare un asciugamano piccolo e metterlo sotto al ginocchio, nell’incavo. L’esercizio consiste nello schiacciare il più possibile l’asciugamano con la gamba, tenendo la contrazione e contando fino a 5.

2) Sdraiati a pancia in su, sollevare la gamba ben tesa, dritta, fino ad alzarla 30 cm, cioè due spanne circa. Quando si avverte che diventa troppo facile si può aggiungere un peso leggero alla caviglia.

3)Seduti su una sedia o su un tavolo sufficientemente alti in modo che non si tocchi terra. Stendere il ginocchio e raddrizzare la gamba, contando fino a 10, poi alternare la gamba. Anche in questo esercizio è possibile aggiungere peso alla caviglia se diventa troppo facile.

4) Sdraiati sull’addome, a pancia in giù. Alzare la gamba dal ginocchio in giù tenendo la coscia a terra. Piegarla verso i glutei senza avvertire dolore al ginocchio. Dopo un po’ di allenamento si può aggiungere un peso alla caviglia.

In sintesi, l’artrosi di ginocchio va in primo luogo prevenuta, ma quando si sviluppa, esistono gradi diversi di possibilità terapeutiche che, se ben applicate, possono ridurre i sintomi e ritardare l’evoluzione artrosica. Negli stadi finali, e solo in questi, indipendentemente dall’età,  la sostituzione protesica, parziale o totale,  è la soluzione radicale che permette il ritorno ad una vita normale.